
Il 1978 è l’anno di uscita di Ambient 1: Music for Airports, creato a migliorare le esperienze di attesa negli aeroporti.
BRIAN ENO
Il progetto era stato pensato dall’artista qualche anno prima quando, costretto da una lunga attesa in un aeroporto, si era reso conto di quanto fosse deprimente la musica che veniva trasmessa nei terminal. Ambient 1 diventa il tentativo di rendere più piacevole l’attesa e, anzi, proficua. Durante l’episodio in aeroporto, il compositore era teso perché gli addetti del check-in non riuscivano a stampargli la carta d’imbarco a causa della lunghezza del suo nome (Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, ndr). All’epoca ovviamente non esistevano strumenti digitali per ovviare al problema e il foglio di cartoncino semplicemente non riusciva a contenere le undici parole del nome completo dell’autore. L’ansia crescente, racconta Eno, non era mitigata, anzi peggiorava, a causa dell’atmosfera sonora. Per questo pensò a una musica in grado di accogliere molti livelli di attenzione all’ascolto senza imporne uno in particolare; capace di essere tanto ignorata quanto interessante. L’album nasce con un obiettivo preciso: riempire il vuoto.
Caleidoscopio emozionale Mentre la musica di sottofondo convenzionale ha come principale intenzione quella di ravvivare l’ambiente aggiungendo uno stimolo, quindi presumibilmente alleviando la noia dei compiti di routine distraendo chi ascolta, Ambient Music intende indurre calma e uno spazio per pensare; le tracce sono scritte per essere ripetute in un loop infinito ma non per pura alienazione, al contrario, per creare nell’ascoltatore lo spazio mentale per la riflessione. Il compito dei suoni di Music for Airports, non è quello di sedare le emozioni e neppure di ispirare uno specifico insieme di emozioni, ma di risvegliare le emozioni intrinseche dell’ascoltatore. Essi possiedono una infinita mutevolezza dell’umore. In genere, uno dei modi con cui scegliamo la musica da ascoltare in qualsiasi momento è la ricerca di qualcosa che amplifica le nostre emozioni, il nostro stato mentale. Vogliamo l’empatia. E la natura della maggior parte delle canzoni è quella di suggerire le stesse emozioni in qualsiasi contesto vengano ascoltate; che sia a casa da soli o schiacciati come sardine su un treno all’ora di punta, l’intensità di quelle sensazioni potrebbe cambiare, a seconda delle circostanze, ma la loro essenza resterà la stessa. La musica popolare, dunque, ha un registro emotivo ristretto, estremamente finito; uno dei grandi successi di Brian Eno è stato quello di ampliare questo registro, non per suggestione, ma per riflessione. “Pittura e musica”, ha affermato Brian Eno, “sono sempre state intrecciate per me. Ho iniziato a giocare con la luce come mezzo all’incirca nello stesso periodo in cui ho iniziato a suonare quando ero adolescente. Quando ripenso a quello che ho fatto negli anni successivi, mi sembra di aver cercato di rallentare la musica per renderla più simile alla pittura, e dare movimento alle immagini per avvicinarle alla musica… nella speranza che le due attività si incontrassero e si fondessero nel mezzo”.
Fonte
https://ilieditore.com/arte-cultura
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